Come comprare in sicurezza

Gli organi di informazione evidenziano con frequenza ed in modo preoccupante numerosi casi di frodi alimentari e di intossicazioni. A volte le cause sono dovute a mancati controlli, spesso a manipolazioni intenzionali di soggetti con pochi scrupoli. Fatto sta che ognuno di noi ha dovuto confrontarsi prima o poi con alimenti non idonei o con prodotti alimentari fuori norma. Quando non ha provato a proprie spese cosa vuol dire subire un’intossicazione alimentare: gastroenteriti, epatiti, avvelenamenti da tossine. Consumare e comprare in sicurezza è quindi un principio fondamentale, una condizione imprescindibile che non può essere trascurata, ne va della nostra salute prima ancora che del portafoglio. Le possibili frodi sono praticamente infinite: latte in polvere per uso animale usato nella preparazione di formaggi, pesce azzurro contaminato da larve e parassiti, oppure surgelato e conservato per anni prima della somministrazione, prodotti con conservanti in misura superiore ai quantitativi di legge, etichette che non riportano gli ingredienti, false dichiarazioni di origine, date di scadenza contraffatte. E l’elenco può continuare come del resto riportano le cronache. Spesso si sottovaluta l’insieme di regole e norme che sono state emanate per proteggere il consumatore dagli illeciti.

Fortunatamente la normativa alimentare italiana è una delle più esigenti ed avanzate, a tutela sia dei cittadini che dei produttori: la produzione alimentare italiana è mediamente eccellente e non ha nulla da invidiare ai paesi esteri. Anzi, i prodotti più imitati al mondo sono italiani: il parmigiano reggiano, la pizza napoletana, i vini, e tanti altri cibi d’eccellenza vengono spesso clonati fraudolentemente a dimostrazione che la nostra immagine di produttori qualificati è molto apprezzata dai consumatori mondiali. L’essere tutelati nei propri consumi è quindi un sacrosanto diritto che ogni consumatore deve pretendere venga rispettato. Per chiarire le insidie alle quali ci troviamo esposti quotidianamente, è opportuno premettere alcune distinzioni. Nel linguaggio comune si fa molta confusione sui termini utilizzati per descrivere le molteplici forma di frode alimentare. Possiamo distinguere la contraffazione, l’adulterazione e la sofisticazione. Ciascuno di questi termini è utilizzato per identificare diverse tipologie di reati. Per la contraffazione, possiamo citare l’esempio tipico di vendere prodotti con marchi utilizzati impropriamente: per esempio formaggio di dubbia origine come Montasio o Gorgonzola. Ciò è un illecito con chiare ripercussioni sul valore del prodotto che ha un costo inferiore ed una qualità diversa da quella dichiarata.

Diversamente si parla di adulterazione quando il prodotto venduto è stato privato di uno o più componenti di pregio: per esempio un latte intero che ha una percentuale di grasso inferiore a quella di legge. In tal caso il prodotto è più povero di quanto venga dichiarato, con un danno sia di tipo economico che nutrizionale.

Infine la sofisticazione, che avviene quando viene aggiunto ad un prodotto un componente estraneo di qualità inferiore: si attua un “taglio”, come il caso del burro tagliato con altri grassi di origine animale. Ed anche quando il prodotto aggiunto ha lo scopo di migliorarne fraudolentemente l’aspetto, come i coloranti aggiunti nel prodotto anche se non consentiti.

Ci sono infinite sfaccettature nelle frodi alimentari, atti illeciti che esistono da quando ha origine l’umanità, motivati spesso da condotte irresponsabili e da facili guadagni alle spalle di chi lavora onestamente e con pericoli talvolta letali per gli sventurati che consumano il prodotto gravemente compromesso a loro insaputa.

Nel percorso a ostacoli che affrontiamo quotidianamente in modo più o meno consapevole, si possono incontrare anche fattori incontrollati che causano pericolose alterazioni a carico degli alimenti, quando un prodotto subisce alterazioni accidentali o naturali, una modificazione che non lo rende più commestibile. Banalmente pensiamo al latte inacidito perché lasciato fuori dal frigo, magari dimenticato ore prima di caricare il prodotto in cella. Ed anche pesce mal conservato contaminato da attrezzi sporchi.

Fortunatamente gli operatori della catena alimentare sono ben preparati e consapevoli dell’importanza del controllo. Da molti decenni le tecniche di autocontrollo messe a punto nel settore alimentare, il famoso protocollo HACCP, garantiscono una corretta gestione al fine di minimizzare i rischi di contaminazione e utilizzano le buone pratiche di manipolazione e preparazione delle derrate alimentari.

Ed anche i metodi analitici sviluppati con le tecniche di analisi chimico fisica degli alimenti consentono controlli sistematici e accurati per tutte le possibili frodi o contaminazioni perpetrate intenzionalmente o accidentali.
Ma i controlli non sono mai abbastanza, dovendo mettere in conto l’imprevisto ed anche gli atti criminosi che purtroppo non mancano di essere registrati quotidianamente.

Sebbene la legislazione Italiana in campo alimentare sia tra le migliori al mondo e prevede normative molto precise a tutela delle caratteristiche dei prodotti, come i disciplinari DOP, denominazione di origine protetta, al fine di garantire la qualità dichiarata, come norme stringenti sulle caratteristiche chimico fisiche degli alimenti, in termini di composizione, proprietà e di conservazione.

La stessa normativa agisce in termini preventivi e punitivi con sanzioni pecuniarie e con provvedimenti penali che arrivano alla reclusione per periodi anche lunghi in relazione alla gravità degli illeciti perpetuati o delle mancate procedure di controllo.

Proprio la scoperta di casi di adulterazione, piuttosto che contraffazione, operata quotidianamente dai NAS, i nuclei anti sofisticazione dei carabinieri, è la miglior garanzia che il controllo è in atto con determinazione da parte degli organi competenti. Ma è anche vero che gli il monitoraggio a tappeto può essere effettuato proprio in prima persona dal consumatore consapevole ed informato.

Come consumatori siamo spesso abituati a delegare le funzioni di controllo e di verifica critica di ciò che compriamo. In altri Paesi le associazioni di consumatori hanno promosso in proprio attività di verifica e gestiscono organi di informazione dei consumatori per presidiare maggiormente il mercato a garanzia dei propri iscritti.

Al di là delle competenze specialistiche degli operatori del settore, è possibile per tutti noi attuare dei comportamenti semplici per scoraggiare gli atti fraudolenti e per proteggerci dagli acquisti incauti.

Una prima avvertenza è la sfrenata rincorsa al prezzo più basso: se è certamente corretto confrontare i prezzi per proteggere il proprio poter di acquisto, non dimentichiamo che il prezzo va accompagnato sempre alla qualità. Un divario troppo grosso, esagerato nel prezzo, può essere un indice di concorrenza sleale o di prodotti dalle origini incerte. Affidatevi sempre a operatori qualificati, diffidate da chi propone merce fuori dai canali legali o che non vi garantisce la provenienza del prodotto. E confrontate i prodotti con attenzione: il valore della merce dipende da una serie di variabili. Composizione, peso unitario, tipo di confezione, scadenza, come è stata conservata. Il prezzo non è il termine assoluto di paragone, anche se è una battaglia che combattiamo quotidianamente con il nostro portafoglio.

Tanto è vero che esiste l’incauto acquisto, ovvero ci si rende responsabili delle conseguenze di un acquisto troppo conveniente, senza aver verificato sufficientemente il perché di tale esagerata convenienza.

Poi valutiamo la serietà dell’operatore, la corretta gestione del punto vendita, la trasparenza nelle offerte, la freschezza dei prodotti, le condizioni igienico sanitarie del punto vendita, la competenza del personale di vendita., le strutture e le attrezzature, come la pulizia dei frigoriferi, delle affettatrici, degli strumenti di lavoro.

Perché ogni fattore fa la differenza e il prezzo non ci basta!
Premiamo chi lavora bene, così facendo ci facciamo del bene!

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