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Confezionamento e stile di vita: 2a parte

Continuiamo il nostro “viaggio” nel mondo degli imballaggi.

Ritorniamo alle nostre minestre che abbiamo considerato nella prima parte. Vediamo allora quali sono le proprietà offerte dalle tre confezioni. La minestra in scatola offre sicuramente l’effetto barriera migliore. Lo spessore della banda stagnata, ovvero la lega metallica che compone la scatola, e la sua chiusura ermetica, permettono di conservare la minestra nel tempo, anche per anni.

Diversamente il vetro, pur avendo un ottimo effetto barriera, è trasparente e quindi permette alla luce di attivare le reazioni degradative che agiscono qualità organolettiche dell’alimento. Di contro, il vetro è il materiale più inerte che conosciamo, cosa che non si può dire della banda stagnata. Le scatolette, nel caso di alimenti acidi, come per esempio il pomodoro, possono essere soggette a fenomeni di corrosione, seppur blanda, che possono conferire all’alimento un gusto metallico.

Che cosa si intende per confenzione in cartone?

Se consideriamo invece la minestra in cartone, da una più attenta analisi, notiamo che non si tratta di sola carta. E’ un imballaggio costituito da un accoppiamento tra carta, alluminio, e plastica alimentare. Questo materiale complesso non garantisce un effetto barriera così elevato come il vetro, quindi i tempi di conservazione della nostra minestra si riducono a mesi, non più ad anni. L’accoppiato però ha un grosso vantaggio. Viene formato nello stesso istante del suo riempimento. Ciò consente di riempirlo con un prodotto già sterilizzato al calore, con un riscaldamento molto più breve rispetto a quello necessario per la scatoletta sterilizzata dopo la sua chiusura. In questo modo si mantengono più elevati principi nutritivi che vengono persi con la cottura prolungata, ed inoltre il contenuto non assume quel gusto spesso sgradevole di cotto, tipico di molti preparati in scatola.

Il successo di una confezione dipende quindi da esigenze a volte contrastanti di genuinità, praticità, conservabilità, economicità, impatto sull’ambiente. L’esempio che abbiamo riportato per le minestre evidenzia come l’imballaggio svolga contemporaneamente molti ruoli, compreso quello di rispondere alle esigenze dettate dai differenti stili di vita. Stili che spesso sono prevalenti rispetto ai criteri di salvaguardia ambientale e che sono la conseguenza di altre scelte, di modelli di sviluppo che andrebbero profondamente rivisti. Non possiamo limitarci a contestare l’uso di alcuni imballaggi, come la plastica. Dobbiamo comprendere che è il nostro tipo di sviluppo che ha portato all’uso della plastica, come soluzione per consentire uno stile di vita che noi stessi abbiamo voluto.

L’imballaggio assolve contemporaneamente a più funzioni in un quadro complesso che lo rende protagonista dei nostri tempi

Nel nostro caso, l’imballaggio svolge il ruolo principale di conservazione. Ma anche di praticità, come la minestra in cartone, dove non si raffigura il pericolo di rotture di vetri, dove il peso da trasportare è legato essenzialmente al contenuto e non viene aggravato dal contenitore. C’è poi un ruolo estetico, come per il vetro, che può presentare il contenuto, diversamente dalla lattina o dal cartone.

Vi è poi il compito determinante svolto nella vendita stessa del prodotto. Le confezioni sono studiate in modo da invogliarne l’acquisto, vuoi per convenienza economica, vuoi per praticità, come nel caso delle confezioni monodose, che peraltro hanno un carico maggiore per lo smaltimento. Oppure ancora le confezioni in materiale plastico pronte per essere tolte dal congelatore e riposte in microonde per il riscaldamento diretto.

Per ultimo un aspetto grottesco. Attratti dalla praticità e dall’estetica, non ci rendiamo conto che a volte acquistiamo delle confezioni nelle quali l’imballo diventa la parte predominante, dove il contenuto costa meno dell’imballo. Il consumatore è spinto a riconoscere un valore talmente elevato al livello di servizio della confezione, da dimenticare quasi il valore dell’alimento contenuto. E’una tendenza sempre più accentuata, per la quale il produttore spinge sulla leva del contenuto di servizio della confezione, svincolandosi dal valore oggettivo del prodotto contenuto, nell’intento di rendere esclusivo il proprio prodotto e di distinguersi dalla concorrenza.

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