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Consegna a domicilio: prima di tutto dobbiamo chiarire alcuni concetti

Proseguiamo i nostri approfondimenti sul tema della Consegna a domicilio di generi alimentari, un argomento all’ordine del giorno nell’attuale situazione di blocco delle attività di ristorazione al pubblico e della vendita diretta pe gli operatori del settore alimentare a seguito delle note restrizioni per l’epidemia di coronavirus.

Per poter seguire un filo logico, la prima cosa da rimarcare è la “sottile” differenza tra le modalità di consegna a domicilio, vendita a distanza e vendita on line.

Le tre modalità di vendita prevedono una diversa gestione negli strumenti da adottare per garantire una corretta gestione delle informazioni sui prodotti alimentari. In particolare, su come che le informazioni vengano fornite assieme alla consegna dei prodotti alimentari ordinati e/o durante la fase di effettuazione dell’ordine.

Secondo aspetto da evidenziare: il rifermento alla normativa alimentare, la cornice entro la quale ci muoviamo. E’ quella del Regolamento UE 1169 del 2011, il principale fondamento, che riguarda la fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori.

Il Regolamento 1169: la nostra bibbia!

Secondo queste premesse, dobbiamo poi soffermarci sui punti essenziali per comprendere l’ambito di applicazione e le conseguenze pratiche che ci interessano.

Il regolamento 1169 consta di ben 46 pagine tra articoli ed allegati tecnici, ma noi riprenderemo solo i punti fondamentali, nella convinzione che si debba sempre lavorare sulle evidenze delle norme, come si usa fare professionalmente, anche se può sembrare un po’ stucchevole.

Non entreremo in dettaglio sul come le informazioni debbano essere fornite, per le quali è necessario operare con una consulenza mirata, ma ci soffermeremo su quali debbano essere garantite e quando.

Lo espliciteremo in più passaggi con una serie di interventi.

Cominciamo per ordine.

Puntualizziamo quanto prevede il Regolamento UE 1169, che inizialmente cita (….omissis):

CAPO I – Art.1,comma 2 :….“Il presente regolamento definisce in modo generale i principi, i requisiti e le responsabilità che disciplinano le informazioni sugli alimenti e, in particolare, l’etichettatura degli alimenti.”; comma 3: …Il presente regolamento si applica agli operatori del settore alimentare in tutte le fasi della catena alimentare quando le loro attività riguardano la fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori. Si applica a tutti gli alimenti destinati al consumatore finale, compresi quelli forniti dalle collettività, e a quelli destinati alla fornitura delle collettività.”

Applicarlo in” tutta la catena alimentare”, significa che riguarda anche la fase di distribuzione di vendita con qualunque forma sia effettuata. Quindi consegna a domicilio compresa.

Comunicazione a distanza: cosa si intende?

Non solo, il regolamento entra anche in merito alle modalità con la quale la vendita è effettuata ed in particolare, quando questa si avvale di comunicazione a distanza, recitando:

CAPO 1 . Art.2, comma 2, paragrafo u):… «tecnica di comunicazione a distanza»: qualunque mezzo che, senza la presenza fisica e simultanea del fornitore e del consumatore, possa impiegarsi per la conclusione del contratto tra dette parti.

In particolare, possiamo ricomprendere in questo paragrafo la consegna a domicilio, quando questa venga effettuata per telefono o con l’uso dei social o con un sito, senza che il consumatore sia fisicamente presente nel punto vendita e possa quindi presenziare direttamente alla vendita. Vedremo che questo aspetto ha una rilevanza fondamentale negli obblighi per la fornitura di informazioni sugli alimenti e nella gestione dei nostri strumenti di comunicazione.

Si evidenzia inoltre che ….

CAPO I – Articolo 6

Requisito di base

Qualunque alimento destinato al consumatore finale o alle collettività è accompagnato da informazioni conformi al presente regolamento.

Non ci sono quindi casi esclusione pe nessun motivo essendo il Regolamento cogente per il nostro Paese.

Ma non basta, il testo della norma definisce anche le pratiche leali di informazione…

CAPO III – Articolo 7

Pratiche leali d’informazione

  1. Le informazioni sugli alimenti non inducono in errore, in particolare:
  2. a) per quanto riguarda le caratteristiche dell’alimento e, in particolare, la natura, l’identità, le proprietà, la composizione, la quantità, la durata di conservazione, il paese d’origine o il luogo di provenienza, il metodo di fabbricazione o di produzione.

 Quindi, nessuna comunicazione deve trarre in inganno, con qualunque mezzo essa sia fornita, anche social o siti, sia essa pubblicitaria o di informazione.

 CAPO III Art.8, comma2. L’operatore del settore alimentare responsabile delle informazioni sugli alimenti assicura la presenza e l’esattezza delle informazioni sugli alimenti, conformemente alla normativa applicabile in materia di informazioni sugli alimenti e ai requisiti delle pertinenti disposizioni nazionali.

Assicurare l’esattezza è responsabilità diretta dell’operatore del settore alimentare, che non può invocare l’ignoranza della norma.

Ecco perché, nella gestione dei mezzi di comunicazione è estremamente importante, possedere una competenza specifica in merito alle informazioni sugli alimenti, che deve accompagnare le competenze tecniche specifiche del settore informatico e del web. Solo così possiamo costruire correttamente gli strumenti di marketing per i nostri clienti.

Nel prossimo intervento, un altro piccolo passo: parleremo di quali sono le informazioni obbligatorie sugli alimenti.

Se vuoi saperne di più, basta un click:

Check Up Consegne a Domicilio

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