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Indicazione di origine e regimi di qualità dei prodotti alimentari - Parte 2a

Dopo aver visto le principali caratteristiche dei prodotti DOP, riprendiamo la nostra carrellata sulle disposizioni di legge che riguardano i prodotti alimentari definiti da particolari regimi.

Ritorniamo all’ at.5 del REGOLAMENTO (UE) N. 1151/2012  e approfondiamo la conoscenza della categoria IGP, indicazione geografica di provenienza. Il regolamento prevede la seguente definizione:

….. «indicazione geografica» è un nome che identifica un prodotto:

  1. a) originario di un determinato luogo, regione o paese;
  2. b) alla cui origine geografica sono essenzialmente attribuibili una data qualità; la reputazione o altre caratteristiche; e
  3. c) la cui produzione si svolge per almeno una delle sue fasi nella zona geografica delimitata.

In questo caso possiamo citare ad esempio i vini IGP, o IGT nella menzione tradizionale.Una ricca gamma di produzioni connotata tra l’altro da un ottimo rapporto qualità/prezzo.

Differenza tra DOP e IGP: una differenza non proprio sottile.

La differenza tra DOP e IGP è che i primi devono le loro caratteristiche complessive al territorio di produzione che li caratterizza nella loro interezza, mentre gli IGP godono di un regime più flessibile, la loro identificazione è legata al territorio per una determinata caratteristica, che non li caratterizza in toto, ma li connatura comunque fortemente e li accomuna.

Da ricordare inoltre che, ai sensi del Regolamento UE n.1151/2012, come descritto nell’art.7, una denominazione di origine protetta DOP  o un’indicazione geografica protetta IGP deve rispettare un disciplinare che comprende una serie di elementi descrittivi in relazione alle metodologie di produzione, all’indicazione del territorio, alla denominazione, alle caratteristiche specifiche e così via. Tutto ciò per garantire il consumatore e i produttori.

Al di là della differenza significativa tra DOP e IGP, le Indicazioni Geografiche dell’Ue incentivano il sistema produttivo e l’economia caratteristica di un territorio, tutelandone l’ambiente. Ne rispettano la sostenibilità garantendo la salvaguardia dei delicatissimi equilibri degli ecosistemi ed anche, non ultimo, le relazioni tra le comunità locali, non solo di tipo economico, ma anche culturale.

Non tutte le produzioni locali possono però rientrare nei requisiti DOP e IGP, molto restrittivi anche per le quantità più ridotte delle produzioni. Pertanto, per poter identificare comunque le caratteristiche specifiche dei prodotti di una certa provenienza piuttosto che di un’altra, si possono fissare altre specifiche, anche se non rientrano in veri e propri disciplinari di produzione specifici.

Le origini delle materie prime e le norme Europee

In tal senso già nel 2011, con il Regolamento CEE 1169-2011, norma di fondamentale rilevanza per l’etichettatura degli alimenti, la normativa europea ha previsto i principi di regolamentazione dell’indicazione del paese d’origine o del luogo di provenienza. Non solo, nel paragrafo 26 ha reso obbligatoria l’indicazione del paese di origine “nel caso in cui l’omissione di tale indicazione possa indurre in errore il consumatore in merito al paese d’origine o al luogo di provenienza reali.

Per evitare ambiguità, la norma prevede che “Quando il paese d’origine o il luogo di provenienza di un alimento è indicato e non è lo stesso di quello del suo ingrediente primario” è necessario indicare “anche il paese d’origine o il luogo di provenienza di tale ingrediente primario; oppure “il paese d’origine o il luogo di provenienza dell’ingrediente primario è indicato come diverso da quello dell’alimento”.

Lo scopo è di evitare che siano usate dichiarazioni che richiamano l’origine di un certo paese nel nome del prodotto in etichetta, senza poi dare informazioni corrette sulla vera origine del suo principale componente, che deve essere chiaramente indicata.

In aggiunta, l’ Unione Europea avrebbe dovuto definire entro il 2013 le norme precise con le quali vanno regolate queste dichiarazioni in etichetta, ma in realtà non sono state ancora pubblicate.

L’Italia al primo posto per la normativa alimentare.

Per questo motivo l’Italia, che ha già una delle legislazioni più evolute al mondo nel campo alimentare, ha deciso di emanare alcuni decreti legge in attesa che la Comunità Europea perfezioni il regolamento del 2011. Come si vede non sempre l’Europa dà l’esempio, anche questa volta è il nostro Paese a essere leader nel settore alimentare.

Questi decreti, che l’Italia si riserva di rivedere alla luce dei futuri provvedimenti UE, hanno definito l’obbligatorietà di dichiarare l’origine dell’ingrediente primario per una serie di prodotti: li citiamo per titolo di informazione:

Indicazione dell’origine in etichetta del grano duro per paste di semola di grano duro (Decreto 26 luglio 2017)

Indicazione dell’origine in etichetta del riso (Decreto 26 luglio 2017)

Indicazione dell’origine in etichetta del pomodoro (Decreto 16 novembre 2017)

Indicazione dell’origine in etichetta della materia prima per il latte e i prodotti lattieri caseari (Decreto 9 dicembre 2016)

I decreti citati sono tutti similari nella loro struttura e prevedono le modalità con le quali si devono indicare le origini di latte e latticini, pomodoro, grano per la pasta, riso.

In tal modo il consumatore può agevolmente riconoscere i prodotti del nostro territorio perché dichiarati negli ingredienti in etichetta, per ogni prodotto in commercio, oppure capire se le materie prime usate sono provenienti da altri paesi. E scegliere consapevolmente.

Un atto di trasparenza che ancora una volta fa onore al nostro Paese, riconosciuto internazionalmente per essere la Patria per eccellenza della buona alimentazione.

Se volete approfondimenti o esprimere il vostro parere su questo argomento, scrivete sul nostro blog info@mangiatebene.it

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